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La difesa Ue passa per Londra

Di Richard Laming

 
 
 
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I primi segni di un accordo su come sviluppare una difesa europea rappresentano un passo in avanti, forse un passo più lungo di quanto possa sernbrare a prima vista. Non bisogna farsi distrarre dal fatto che solo un piccolo gruppo di stati sembra esserne coinvolto.

L'Europa è alla ricerca di un tale accordo perché la Convenzione europea ha fallito nel concordare su una questione importante. Ha preso atto della realtà e proposto che i primi passi provvisori, nella cooperazione per una difesa europea, potessero essere attuati da un gruppo ristretto di paesi piuttosto che da tutti e 25 contemporaneamente. Nessuno pretende che gli irlandesi o gli svedesi si mettano alla testa in questo campo, ma allo stesso tempo essi non dovrebbero avere il diritto di frenare chi vuole proseguire.

Vi è, tuttavia, un aspetto in particolare che attira l'attenzione: il fatto che il govemo inglese sia coinvolto nell'iniziativa. Ma in realtà anche questo non è poi cosi sorprendente.

La politica estera inglese non è quella di rimanere esclusi dall'Europa. E' stata quella di mantenere forti legami con gli Stati Uniti e, dove possibile, di trascinare anche il resto dell'Europa all'interno di questa relazione. L'incubo inglese è un nucleo forte di difesa europea, concepito complemente al di fuori delle relazioni transatlantiche. In tale situazione, gli inglesi potrebbero essere costretti a scegliere tra Europa e Stat Uniti. Questa è proprio la decisione che non vogliono dover prendere.

Ma chiunque lotti per la democrazia è perfettamente cosciente del fatto che i valori europei e quelli americani non sono poi così distanti gli uni dagli altri. Sulle questioni fondamentali di democrazia e di libertà, entrambi i lati dell'Atlantico possono concordare su diversi punti. Ci sono differenze incontestabili, ma d'altronde ogni paese è diverso a suo modo.

La maggiore differenza tra gli europei e gli americani riguarda il diverso approccio nei confronti delle istituzioni globali e del diritto internazionale. Anche l'attuale governo inglese condivide l'opinione che le istituzioni globali possano essere rafforzate, ma che l'autorità della legge perde ogni senso se non può essere attuata.

Ma se la questione del diritto deve essere posta con forza agli americani è necessario che venga spalleggiata da un serio approccio per la sua attuazione da parte degli stessi europei. E'proprio qui che gli inglesi assumono un ruolo importante.

Dovunque fossero il giusto o lo sbagliato nella recente guerra in Iraq, gli americani si sono sentiti abbandonati da molti dei loro alleati europei. Gli europei hanno chiesto il disarmo di Saddam Hussein, ma non hanno preso nessuna responsabilità per la sua realizzazione. Questo è un errore che non può essere ripetuto e i primi passi verso una difesa europea danno l'impressione che non lo sarà.

II resto dell'Europa commetterebbe un errore se ritenesse che gli inglesi non prenderanno mai seriamente parte ad un'iniziativa per una difesa europea, ma commetterebbe un errore anche maggiore se pensasse che il Regno Unito parteciperà solo al prezzo di abbandonare i suoi contatti transatlantici. Gli inglesi sono alla ricerca di una via per attuare entrambi.

Un'Europa più potente, capace di essere un partner degli Stati Uniti sia nel dibattito che nell'azione: questa e la prospettiva che, oggi, gli inglesi e il resto dell'Europa potrebbero accettare.

Questo articolo era pubblicato in giornali "Europa", il giovedi 8 gennaio 2004. Richard Laming e segretario di Federal Union. Il suo indirizzo e richard@richardlaming.com. Richard Laming esprime il suo avviso e non l'avviso di Federal Union.

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